
BRINDISI – “Se il sottosegretario Mantovano non rettificherà le inesattezze contenute nelle sue dichiarazioni, i proprietari di Acque Chiare dovranno in qualche modo tutelarsi”. S’intende, se il caso, anche per le vie legali. Lo affermano gli avvocati dei proprietari, in testa alla fila Vittorio Rina e poi anche i singoli acquirenti delle villette del villaggio sotto sequestro ai quali proprio non è piaciuto essere definiti “costruttori di case abusive”. Non una semplice imprecisione, quella di Alfredo Mantovano, ma una vera e propria “accusa” per com’è stata recepita dai diretti interessati che invocano una immediata smentita e che, non dovesse giungere, faranno in modo di far valere le proprie ragioni. Mantovano si è riferito al popolo di Acque Chiare indirettamente, nel corso di un discorso che ha pronunciato l’altro ieri durante la presentazione di una ricerca del Cnel sulla sicurezza. Ce l’aveva con i media, con alcuni giornali “locali” in particolare. E’ ha citato due casi, entrambi verificatisi a Brindisi. La presunta “santificazione” di un “criminale di medio calibro” ucciso a Cellino San Marco (dovrebbe trattarsi di Gianluca Saponaro, ammazzato il 19 giugno scorso) e l’interruzione del consiglio comunale da parte dei proprietari delle villette di Acque Chiare, nessuno dei quali è indagato per alcun reato. Alcuni di loro, piuttosto, sono stati ammessi a partecipare al processo in corso per lottizzazione abusiva, con quattro imputati, nella veste di persone offese. Sono parti civili e possono rivendicare anche il risarcimento dei danni.
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