BRINDISI – Detenuti brindisini in condizioni disumane, senz’acqua e perfino senz’aria. Docce solo due volte alla settimana, bagni senza finestre. Per non dire delle malattie. La denuncia arriva per lettera, su un foglio a quadretti, scritta in corsivo. Sono carcerati ristretti nel penitenziario leccese di Borgo San Nicola che si rivolgono a Senzacolonne per denunciare la loro condizione di persone private sì della libertà e anche del minimo di umanità che non va negata a nessuno, quale che sia la sua colpa. Chi denuncia parla per tanti, è uno solo, preferisce restare anonimo e avrà le sue buone ragioni per non rivelare la propria identità: “Sono un detenuto brindisino della casa circondariale di Lecce, scrivo perché voglio aiutare gli altri. Noi viviamo in condizioni catastrofiche, non pessime, catastrofiche”. I sindacati di polizia continuano ad affermare che il sovraffollamento rende impossibile agli agenti penitenziari di svolgere il proprio lavoro. Ma aggiungono, anche, che i diritti umani delle persone che loro malgrado soggiornano dietro le sbarre vengono continuamente violati. Anche a Lecce, anzi a Lecce come altrove. Nel carcere del capoluogo salentino ci sono tanti brindisini. Si sa bene che la casa circondariale di via Appia non è che un luogo di passaggio. Molti fra coloro che devono scontare pene lunghe soggiornano a Borgo San Nicola. “Non ci fanno fare più le docce tutti i giorni, ma solo due volte a settimana. Il caldo nella cella supera perfino i sessanta gradi. Viviamo in tre in due metri per un metro e mezzo”, scrive l’uomo che non svela il suo nome, elemento questo che ha da far pensare sui rischi che corrono quanti insorgono e chiedono un minimo di dignità.
“Non passano i medicinali per la salute umana – aggiunge – siamo tutti contaminati dai funghi di mare e ci vietano le cure adatte, il bagno che c’è in cella è sprovvisto di finestra, c’è l’aspiratore e non lo mettono in funzione. E’ largo un metro quadrato e vi lascio ben pensare quanto sia disumano vivere in queste condizioni!”.
Ma non è solo questo: “Ci chiudono l’acqua dalla mattina alle 8 alla sera alle 20. Non ci danno la possibilità di lavarci in cella”. Non sarebbero solo i detenuti ad essere trattati peggio delle bestie ma anche i loro famigliari: “Nei giorni di colloquio abbiamo chiesto più volte delle bottigliette d’acqua per far rinfrescare e dissetare i nostri cari che con tanto sacrificio, talvolta, vengono a trovarci anche da molto lontano. Anche questo è vietato”. "Leggi l'articolo completo sull'edizione di Senzacolonne oggi in edicola"
Ma non è solo questo: “Ci chiudono l’acqua dalla mattina alle 8 alla sera alle 20. Non ci danno la possibilità di lavarci in cella”. Non sarebbero solo i detenuti ad essere trattati peggio delle bestie ma anche i loro famigliari: “Nei giorni di colloquio abbiamo chiesto più volte delle bottigliette d’acqua per far rinfrescare e dissetare i nostri cari che con tanto sacrificio, talvolta, vengono a trovarci anche da molto lontano. Anche questo è vietato”. "Leggi l'articolo completo sull'edizione di Senzacolonne oggi in edicola"





















